a cura di Giada Vicenzi (Ufficio Stampa Skywine) – Vignaioli, artigiani, produttori, enologi, politici, giornalisti, wine blogger e consumatori sono stati invitati domenica 14 ottobre a Sky Wine per provare a rispondere a questa domanda e offrire il loro punto di vista con interventi brevi, rapidi e concisi. Perché da troppo tempo il mondo del vino va discutendo su queste e altre questioni, ma ora è arrivato il momento di trarre delle conclusioni, di trovare dei punti fermi su cui fondare le future prospettive di sviluppo.
Un’esperienza nuova e originale per scoprire il pensiero di chi produce e diffonde il vino che beviamo. E riflettere su questioni importanti, alla luce delle vicende che stanno interessando il settore vinicolo locale, per il quale si invoca da più parti una nuova governance e anche una nuova identità. Alcune considerazioni suonavano come provocazioni, ma il loro scopo era quello di riportare l’attenzione al tema centrale della questione: il vino.
In generale è emerso che il vino è un descrittore della cultura di un territorio, in primo luogo perché è legato alla zona d’origine, al terreno, al clima; ma in senso più ampio anche perché è espressione di una gente, di un intera regione. Lo stesso sistema attuale della viticoltura trentina è il risultato dell’applicazione di antichi saperi e tecniche colturali tramandate dalla civiltà contadina, che col tempo si sono specializzate, raffinate ed evolute.
La viticoltura, poi, è un fenomeno che non si limita alla produzione del vino, ma che agisce sul territorio da un punto di vista agronomico, lo plasma e lo modifica, interviene su di esso. Per questo motivo e poiché le coltivazioni sono strettamente legate al territorio su cui si innestano, è chiaro che l’equilibrio tra le due componenti – agricoltura e natura – è fondamentale per garantire prospettive di sviluppo sostenibile e a lungo termine e di conseguenza per assicurare nel tempo una competitività anche a livello economico.
Ma attualmente il grosso problema per il vino trentino è quello di non avere un sufficiente legame con il proprio territorio. Un passo da fare in tal senso sarebbe quello di legare maggiormente – a cominciare dal nome – il prodotto con il suo territorio, perché è il territorio il vero protagonista e come tale va valorizzato e comunicato. Un esempio pratico: non Teroldego ma Rotaliana, non Marzemino ma Vallagarina. La questione introduce, per forza di cose, il caso del Trentodoc: nel settore delle bollicine il territorio di origine viene spesso a sparire, ma visto che in Trentino questo tipo di prodotto ha ottime potenzialità di sviluppo, si potrebbe pensare di far diventare la provincia di Trento come una zona specifica dello spumante. E poi bisogna fare capire che il Trentino è una realtà complessa, sfaccettata, con molti protagonisti e che dietro a un prodotto ci sono persone e facce, storie di vita vissuta con dedizione.
Impossibile a questo punto non considerare il ruolo chiave della comunicazione, fondamentale nel diffondere qualitativamente e quantitativamente il vino trentino. Affinché il “locale” diventi “globale”, tutto ciò che si produce in una zona deve essere comunicato, se ciò non avviene il messaggio non passa e non accade nulla. Per avere successo oggi nel mercato globale – ma potremmo restare anche a quello nazionale, il concetto è lo stesso – occorre essere identificabili e comunicare quali vini si producono. Il modo più efficace sembra essere quello di unire indissolubilmente il marchio con il territorio, in modo che l’identificazione sia immediata. Questa strategia è interessante anche se si considera che il consumatore medio – in Italia come all’estero – manca di “educazione”, se non è consigliato adeguatamente spesso sceglie il vino in base al luogo di provenienza, alla gradazione alcolica, all’etichetta. Un esempio su tutti: diversi prodotti si fregiano delle denominazioni “biologico” o “biodinamico” e, pur trattandosi di concetti ben distinti (come ben sanno i produttori), per il consumatore medio tutto sommato sono la stessa cosa. Quindi, una corretta comunicazione deve agire anche su questo: offrire al consumatore una preparazione di base, in modo che quando egli si trova in un bar o in un ristorante sappia cosa chiedere. Questo passo è fondamentale, perché se un prodotto è diffuso nei locali e nella piccola e media distribuzione è perché i clienti lo richiedono.
L’attività di promozione dei vini trentini dovrebbe trovare presto un appoggio istituzionale in Trentino Marketing con la collaborazione del Consorzio dei vini e dell’Istituto Trento doc e si auspica che questa promozione avvenga nel segno di un costante coinvolgimento degli organismi che rappresentano gli operatori del settore. Ma nel frattempo i piccoli produttori cosa fanno? In generale c’è la tendenza ad attribuire a internet e ai nuovi mezzi di informazione un grande ruolo nelle dinamiche di promozione. In questo senso alcuni produttori in particolare hanno scoperto che è fondamentale lanciarsi nei nuovi social media, insomma, lavorare sull’innovazione e tenersi sempre aggiornati. E questo significa frequentare in maniera assidua blog vari, facebook, twitter, insomma, tutto quello che la rete può offrire. Il resto lo fanno i wine blogger, che spesso hanno un folto seguito di lettori, che tengono continuamente stimolati con interventi interessanti e con il continuo aggiornamento dei contenuti.
Un’altra causa importante delle difficoltà attuali del settore è certamente la corsa al ribasso dei prezzi, per cercare di risultare competitivi sui mercati esteri. Ma questo è un modo errato di essere competitivi e alla lunga non paga. Anzi, una regione come il Trentino, che eccelle per qualità in tanti settori, lo dovrebbe fare anche nel vino. Anche perché a lungo andare, assecondando solo il mercato, i punteggi delle gare e i gusti dell’ipotetico ‘bevitore globale’, si perde di vista il legame con la propria terra e la propria tradizione. La strada giusta è, invece, cercare di insistere sulla qualità, abbinata al giusto prezzo. Altrimenti si rischia il tracollo, insidiati da gruppi enologici del sud del mondo, una concorrenza che è impossibile pensare di battere sul piano dei prezzi. Il Trentino dovrebbe puntare di più sulla sua peculiarità, cioè quella di essere una regione che ospita nel medesimo territorio i grandi colossi enologici accanto a piccole e interessanti realtà, che si sono votate a un tipo di produzione mirata, curatissima, di qualità eccellente. I loro prodotti basano la loro particolarità, oltre che sulla qualità intrinseca del vino, anche su aspetti emozionali, che rimandano a bellezze ambientali, storie, sensazioni, aspetti che da soli valgono il prezzo (talvolta anche elevato) dei loro vini. E questo ci riconduce ancora una volta all’importanza del legame con il territorio. In questo discorso rientra anche la scelta di alcuni viticoltori di convertirsi al biologico, spinti da convinzioni personali che vanno dal desiderio di un contatto diverso con la terra e la vite, a quello di difendere la biodiversità, a quello di produrre uva genuina, perché non credono ai metodi chimici e alle conseguenze nefaste che possono avere sulla salute del loro stesso luogo di residenza. Nessuna motivazione economica, quindi, perché, come loro stessi affermano, con il biologico non si diventa né più ricchi né più poveri; ma ora che hanno intrapreso questa scelta, non tornerebbero più indietro.
Insomma, per attuare un’inversione di rotta è necessario ripensare alcuni modi di agire e mettere in atto dei cambiamenti, partendo anche da una sana accettazione dei propri limiti, per concentrarsi sulla valorizzazione di quelli che sono invece i veri punti di forza. Tutto questo nel segno della partecipazione condivisa e della qualità, per fare un vino che sia finalmente sintesi e simbolo delle singole identità territoriali.
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Caro Lorenzo, forse hai sbagliato blog. Qui siamo su Skywine non su Critical Wine. Il comunicato stampa pubblicato qui sopra, racconta in maniera corretta lo svolgimento delle relazioni affidate agli workshop di domenica. L’obiettivo manifesto sin dall’inizio era quello di raccogliere quante più opinioni, di destra di sinistra di centro e di traverso, fosse possibile. E questo è avvenuto domenica scorsa, E di questo si è dato minuziosamente notizia nella relazione-verbale firmata dall’amica Giada Vicenzi. Ripeto, se ad Ala ti aspettavi di incontrare il mondo degli enocentrosociali, hai sbagliato tu. Noi avevamo tutt’altri obiettivi. E presuntuosamente crediamo anche di averli raggiunti. Mentre gli inconcludenti velleitarismi ideologici li lasciamo volentieri ad altri. E a te.
Tiziano Bianchi per SKYWINE 2012
Caro Lorenzo, come vedi non sei finito in moderazione! Lo spazio resta aperto ai contributi di tutti. Speriamo anche a quelli dei produttori. Soprattutto a quelli dei produttori. Questa sarà, almeno per ciò che mi riguarda, l’unica cartina di tornasole per capire se Skywine è stata, come dici tu, solo una passerella di lusso per i politici o un’opportunità di dialogo e di elaborazione di un pensiero collettivo,
Ps: per evitare che questo spazio diventi un noioso soliloquio a due fra me e te, direi di lasciar cadere i riferimenti personali. A quelli, magari, possiamo continuare a dare spazio via email. Questa la mia: t.bianchi@trentinoweb.it
io sono di parte,da vignaiolo ho trvato la manifestazione moderna,piacevole e credo in parte anche remunerativa.
Non so se sono in conflitto di interessi, avendo partecipato come relatore.
@Cinzia ed @Lorenzo vorrei chiedere: avete visto realmente, dal vivo o in streaming, la manifestazione -tutta- o ne parlate per sentito dire? In una giornata che ha visto alternarsi circa 40 relatori, avreste la compiacenza di spiegarmi perchè secondo voi sarebbe stata una passerella per gli assessori o “il potere”? Gli assessori hanno occupato i loro 7 – 8 minuti: cosa di ciò che hanno detto vi è andato per traverso? In base a cosa avreste negato la parola al presidente di Cavit,? E’ intervenuto nello stesso gruppo in cui non sono mancate delle critiche anche aspre. Le avete sentite?
Da cosa deriva tutta questa vostra delusione? Sarei sinceramente curioso di capire.
PO
io non credo essendo uno dei promotori che il nostro modo di agire sia servile,cerca di sostenere le tue opinioni con un po di dignita’.grazie Giuseppe tognotti.
Caro Lorenzo, ti ho già pregato qualche giorno fa di usare la mia email personale per le tue comunicazioni che hanno in qualche modo a che fare con me. Non credo che i lettori di questo spazio abbiano voglia di assistere ai nostri duetti. Detto questo: sono d’accordo con te quando sollevi la questione del rapporto con la politica. Ma do una risposta diversa dalla tua: l’obiettivo di skywine era raccogliere quante più opinioni fosse possibile. Le abbiamo raccolte e da domani sera cominceremo a distribuirle in rete. Fra queste opinioni ci sono anche quelli del mondo politico. E ci sono giustamente, perché stiamo dentro un contesto, quello Trentino, che voglia o non si voglia, piaccia o non piaccia, è segnato in profondità dalla politica. Mi pare di capire che tu immagini una via autonomistica e aventiniana rispetto alla politica. E’ un’opinione legittima, perfino comprensibile. Ma non è quella di SKYWINE. O almeno, e adesso parlo solo per me, non è la mia.
Hai ragione Angelo: sono un uomo ingombrante. Promesso…da domani mi svaporo in Salento. Così in Trentino starete tutti più tranquilli!
Adeus al Trentino
Personalmente SkyWine mi è piaciuto e non lo dico per beatificare qualcuno dell’estabishiliment, ma perchè lo penso veramente.
Ho avuto modo di ritrovare vecchi amici, di conoscerne di nuovi, di trovare un’atmosfera rilassata nei vari punti dove erano collocati i Vignerons.
Parlando con loro, ho trovato soddisfazione nell’aver aderito all’iniziativa nella zona di Ala, normalmente esclusa dal circuito delle Mostre tradizionali che si tengono in Trentino.
Pordoi e Trento non sono dietro l’angolo e il fatto di aver spostato l’attenzione sul vino nostrano nella Bassa Vallagarina ha incuriosito e invogliato parecchia gente locale (la cui maggioranza scommetto non è avvezza alla frequentazione dei vari Vinitaly) a metterci dentro il naso (nel vino s’intende).
Ho pure trovato interessanti le iniziative culturali legate all’interscambio enogastronomico e musicale con il Salento; forse si poteva inserire qualche gruppo locale, sarà per un’altra volta.
Quanto al forum in generale, al quale ho partecipato pure io in qualità di appassionato consumatore (seppur non al massimo della forma), devo dire che è piaciuto; ho personalmente avuto riscontri su questo da parte di persone che per svariato tempo sono rimaste ad ascoltare i vari interventi.
Poi che i politici o i big della cooperazione abbiano patecipato non rappresenta un problema, anzi, fanno parte integrante del sistema; il confronto tra le diverse posizioni normalmente accresce la qualità della dialettica. Eppoi hanno avuto il medesimo “trattamento” al pari di tutti gli altri relatori in termini di tempo.
Se si vuole cambiare qualcosa nel nostro Trentino, è giusto pensare che anche iniziative come questa possano servire alla causa…
Mi dispiace Cinzia ma non c’è stata alcuna “enorme passerella per Mellarini”.. io ero proprio in faccia a lui in attesa del mio intervento.. Al massimo ha sforato di un paio di miunuti invece dei 5 previsti.. ma lì forse è a causa di una momentanea distrazione post-prandiale dell’ottimo cornista Antonio Vergara..
Gli assessori sono uguali dappertutto.. la vittoria ha cento padri e la sconfitta è orfana.. Piuttosto bisognerebbe incalzare il Mellarini per un intervento “scolastico” senza guizzi, nè picchi, nè passioni.. ( a parta la scontata difesa della cooperazione a spada tratta, invero assai banale..)
…lanciamo un blog dal titolo: SKYFOTANOBIANCHIBLOG. viste le eno-gastro-epato-schifezze di cui è capace il Nostro, sarà di certo,un successone!
con più stima di prima.